L’articolo evidenzia come la violenza di genere negli spazi pubblici — dalle molestie alle aggressioni verbali — limiti concretamente il diritto delle donne di praticare attività fisica in sicurezza. Nonostante i benefici dell’attività fisica, il 31,3% della popolazione è inattiva, anche a causa della paura per la propria incolumità. Indagini mostrano che molestie e comportamenti di stalking sono esperienze frequenti per le donne che fanno sport all’aperto. Gli autori chiedono interventi urgenti per affrontare questa violenza strutturale, integrando una prospettiva di genere nelle politiche per l’attività fisica, ripensando gli spazi urbani in chiave di sicurezza e contrastando le norme culturali che contribuiscono all’oggettificazione delle donne.
Forthest concorda con gli autori che concludono: “L’attività fisica dovrebbe dare potere, non mettere in pericolo. Nessuna donna dovrebbe dover scegliere tra la propria salute e la propria sicurezza. Creare ambienti sicuri, inclusivi ed equi per l’attività fisica non è un favore, ma un dovere.”