Newsletter 33 – 20 aprile 2026
La fiducia è un verbo: come ricostruire la fiducia nella sanità
Tina D Purnat, Elisabeth Wilhelm, Gloria Lihemo, David Scales
Trust is a verb: how to reimagining confidence in health systems
Health Promotion International 2026;41(1):daaf235
Introduzione
Per decenni abbiamo pensato alla fiducia come a un conto in banca: le istituzioni la accumulano nel tempo e la usano quando ne hanno bisogno. Ma questo modello non funziona più.
La fiducia nella sanità non si accumula, si costruisce momento per momento, attraverso piccoli gesti quotidiani: il medico che spiega il perché di una scelta, il funzionario che ammette un’incertezza, l’operatore che ascolta davvero. Sono queste azioni concrete e ripetute — non le grandi campagne — a ricostruire un legame autentico tra cittadini e sistema sanitario.
La fiducia non è qualcosa che si possiede: è qualcosa che si fa, ogni giorno, in ogni interazione. Ecco perché fiducia è verbo, azione, non sostantivo.
Il problema della fiducia oggi
Negli ultimi anni, la fiducia delle persone nella scienza, nella medicina e nelle istituzioni sanitarie è diminuita ed è diventata una preoccupazione centrale in molti paesi. Per decenni, abbiamo trattato la fiducia come un conto bancario, come qualcosa in cui le istituzioni potevano depositare denaro, che cresceva indisturbato e da cui prelevare a piacimento. Ma la fiducia non funziona più così, ammesso che l’abbia mai fatto.
I sistemi sanitari e di sanità pubblica sono stati progettati per fornire assistenza, monitorare i rischi e offrire indicazioni che migliorino il benessere della popolazione. Tuttavia, le persone si muovono oggi in contesti informativi in continua evoluzione che offrono molti più luoghi in cui cercare consigli o conferme. Quando incontrano un medico o si imbattono in linee guida di salute pubblica, hanno spesso già dedicato molto tempo alla ricerca e alla discussione di informazioni sanitarie. Negli spazi online, le persone imparano le une dalle altre, formano aspettative condivise e costruiscono norme che risultano più interattive rispetto alla comunicazione dall’alto verso il basso delle istituzioni.
Tre cambiamenti influenzano queste aspettative:
1. l’esperienza vissuta ora guida il modo in cui le persone interpretano la salute
2. le conversazioni sulla scienza si muovono a un ritmo che mette alla prova la comprensione
3. strumenti e servizi personalizzati plasmano ciò che le persone considerano credibile
Se i sistemi sanitari desiderano costruire fiducia nell’assistenza sanitaria, nella prevenzione e nella salute pubblica, devono rispondere a questi cambiamenti.
Cambiamento 1:
l’esperienza vissuta ora guida il modo in cui le persone interpretano la salute
La competenza professionale deve incontrare l’esperienza vissuta come partner nella comprensione e nella ricerca della verità.
Raramente le persone arrivano in contesti clinici o di salute pubblica senza una storia da raccontare. Parlano con i familiari, confrontano i sintomi con gli amici, cercano informazioni online e si uniscono a gruppi di supporto dove le persone descrivono esperienze simili. Seguono influencer che offrono riconoscimento o consigli pratici. Quando finalmente si siedono con un medico o un operatore sanitario, portano con sé un’interpretazione dei loro sintomi che riflette frustrazione, speranza e uno sforzo per dare un senso alla loro esperienza.
Gli operatori commerciali sfruttano questo panorama emotivo offrendo prodotti che spesso mancano di prove scientifiche, ma che risultano efficaci perché il linguaggio rispecchia l’esperienza vissuta.
I medici comprendono quanto sia importante costruire una solida base relazionale, ma i carichi di lavoro eccessivi e le visite brevi hanno ridotto lo spazio e il tempo per costruire un rapporto di fiducia attraverso l’ascolto attento e azioni concrete. La dinamica che ne deriva è alla base di quello che molti definiscono “gaslighting medico“. Quando le persone non riescono a trovare il tempo o l’attenzione necessari all’interno del sistema sanitario, cercano altrove. La sfiducia non deriva da un’errata comprensione della scienza, bensì dalla sensazione che la propria autorità sulla propria esperienza sia stata ignorata. Quando qualcuno dice “Non mi stai ascoltando”, non sta rifiutando le prove scientifiche, ma sta chiedendo aiuto per dare un senso a ciò che già sa. Vuole che la sua esperienza personale venga presa in considerazione. La fiducia cresce quando le persone e gli operatori sanitari si incontrano come partner nella comprensione, anziché come concorrenti nella ricerca della verità.
Cambiamento 2:
La scienza va troppo veloce: le persone si perdono
Le persone hanno bisogno di sapere come si arriva a una conclusione scientifica, dove entra l’incertezza e perché le raccomandazioni cambiano. Questo è un bisogno legittimo e i sistemi sanitari devono rispondervi.
Uno dei problemi centrali è il ritmo con cui le informazioni scientifiche circolano oggi. Le persone si informano sulla salute in luoghi dove le nuove informazioni fluiscono costantemente e il ritmo di questo flusso influenza ciò che viene percepito come affidabile. Aggiornamenti scientifici, storie personali, opinioni politiche e pubblicità arrivano insieme, negli stessi formati, sugli stessi schermi. È difficile distinguere una scoperta consolidata da un’ipotesi ancora provvisoria.
Allo stesso tempo, una persona può apprendere più facilmente un argomento di salute da un breve video che da un sito web di sanità pubblica. Gli influencer spesso presentano opinioni sicure in clip che risultano personali ed emotivamente coerenti, in contrasto con gli aggiornamenti più lenti e formali delle organizzazioni sanitarie pubbliche, che utilizzano un tono che può sembrare distante dalla vita quotidiana.
Questo fa la differenza quando le persone cercano di dare un senso ai cambiamenti scientifici. Ad esempio, durante la pandemia, molti hanno visto le linee guida sanitarie cambiare più volte. Ogni cambiamento rifletteva nuove evidenze scientifiche, ma senza una spiegazione chiara del perché, quei cambiamenti sembravano caos, non progresso. È come assistere a una discussione tra medici specialisti senza capire il ragionamento che la guida: si rischia di interpretare il disaccordo come incompetenza.
Le persone non rifiutano la scienza: vogliono capirla. Hanno bisogno di sapere come si arriva a una conclusione scientifica, dove entra l’incertezza e perché le raccomandazioni cambiano. Questo è un bisogno legittimo, e i sistemi sanitari devono rispondervi.
Cambiamento 3:
La personalizzazione ridefinisce ciò che viene percepito come credibile
Ricostruire la fiducia significa creare una connessione più chiara tra il personale, i valori condivisi e il collettivo.
Il processo decisionale condiviso colma questo divario, collegando il significato personale alle evidenze collettive.
Oggi viviamo in un’epoca in cui quasi tutto si adatta alle nostre preferenze: la medicina promette trattamenti plasmati dai nostri geni, mentre gli algoritmi personalizzano contenuti come musica e risultati di ricerca in base alle preferenze individuali.
Questa personalizzazione dà un senso di potere in un mondo imprevedibile. Kit per test a domicilio, dispositivi indossabili per il monitoraggio e piani di integratori personalizzati promettono autonomia e controllo su dati, corpo e decisioni.
Quando così tanti aspetti della vita si piegano alle preferenze individuali, le persone iniziano ad aspettarsi che anche la scienza faccia lo stesso: cercano informazioni sulla salute che rispecchino la loro storia personale e dal momento che queste circolano attraverso gli stessi canali personalizzati dell’intrattenimento e delle opinioni, le persone spesso le percepiscono come un’altra forma di contenuto plasmato sulle loro preferenze, piuttosto che come conoscenza prodotta secondo norme e finalità proprie. Le evidenze espresse in medie appaiono impersonali, le probabilità sembrano sbrigative e l’incertezza inizia a essere percepita come un fallimento dell’assistenza sanitaria.
Ecco il paradosso: un maggiore accesso alle informazioni sulla salute avrebbe dovuto responsabilizzare le persone, ma Invece spesso addossa l’intero peso del raggiungimento del benessere ai singoli individui. Stare male inizia a essere percepito come un fallimento personale, dovuto alla scelta di una dieta sbagliata, alla dimenticanza di un integratore o a una decisione che si sarebbe dovuta prendere diversamente.
Quando la salute diventa un progetto personale, le istituzioni create per il benessere collettivo possono sembrare irrilevanti o addirittura d’ostacolo. In alcuni contesti, dove la qualità è definita attraverso parametri di popolazione, le persone possono percepire che gli obiettivi clinici o gli indicatori di performance lascino poco spazio alle proprie priorità personali, vivendo questa situazione come una pressione piuttosto che come una soluzione personalizzata. Ricostruire la fiducia significa quindi creare una connessione più chiara tra il personale, i valori condivisi e il collettivo. L’individuo si chiede: “Questo vale anche per me?”. Il processo decisionale condiviso colma questo divario, collegando il significato personale alle evidenze collettive. Risponde: “Ecco cosa vale per noi”. In questo contesto, la fiducia cresce.
Come ricostruire la fiducia: tre azioni concrete
1. Praticare l’affidabilità ogni giorno
La fiducia si costruisce attraverso piccoli gesti quotidiani, non attraverso grandi campagne di comunicazione. Un infermiere che si prende un minuto in più per spiegare perché il piano di cura è cambiato. Un funzionario sanitario che dice apertamente “non lo sappiamo ancora” invece di fingere certezze che non esistono. Questi momenti contano più di qualsiasi comunicato stampa. Le istituzioni guadagnano fiducia quando le loro azioni corrispondono ai loro valori dichiarati. Quando i cittadini vengono coinvolti nelle decisioni sanitarie — ad esempio attraverso assemblee di cittadini su temi come i vaccini o le politiche sulla salute — e vedono che il loro contributo ha davvero un peso, la fiducia nel processo cresce. Non basta coinvolgere le persone in modo simbolico: il coinvolgimento deve essere reale e deve influenzare le decisioni.
2. Rinnovare il contratto sociale attraverso le generazioni
La fiducia si percepisce in modo diverso a seconda dell’età, perché ogni generazione ha vissuto la salute e l’autorità istituzionale in modo diverso. Gli anziani si fidano della stabilità, della formalità e dei rapporti lunghi con i medici La Generazione X ha vissuto scandali sanitari ignorati dalle istituzioni e chiede trasparenza e riconoscimento. I Millennials e la Generazione Z si fidano delle persone più che delle istituzioni e navigano le informazioni confrontando fonti diverse
Ricostruire la fiducia significa riconoscere queste differenze, ascoltare ogni generazione nel suo linguaggio e lavorare in modo intergenerazionale. Quella che sembra resistenza o disinteresse è spesso una richiesta di dialogo basato su rispetto e riconoscimento reciproco.
3. Ricostruire il legame tra scienza e società
Serve ricostruire una struttura chiara che mostri alle persone come le prove scientifiche diventano decisioni politiche e raccomandazioni sanitarie. Questo spazio oggi è quasi invisibile, e la sua assenza alimenta sfiducia. Alcune esperienze positive già esistono: centri di comunicazione scientifica che aiutano i giornalisti a contestualizzare le nuove scoperte, ricerche cliniche progettate insieme ai pazienti, dialoghi comunitari in cui esperti e cittadini ragionano insieme sui compromessi delle scelte sanitarie. Questi approcci funzionano perché rendono il ragionamento visibile e comprensibile. Il messaggio è semplice ma potente: “La tua esperienza aiuta a definire le domande giuste; la scienza ci aiuta a rispondervi in modo affidabile.”
Conclusione: la fiducia vive nell’azione
Ricostruire la fiducia nella sanità non richiede soluzioni straordinarie. Richiede coerenza, chiarezza e rispetto, ogni giorno. Vive nel medico che dice “risolviamo questo insieme”. Vive nel funzionario che mostra le sue ragioni, non solo le sue conclusioni. Vive in ogni momento in cui un operatore sanitario sceglie la trasparenza invece della comodità. Quando le istituzioni investono nelle persone che svolgono questo lavoro quotidiano e creano le condizioni perché possano farlo bene, la fiducia non si accumula come un conto in banca: cresce, interazione dopo interazione, come fa ogni relazione umana autentica.
L’articolo originale
Tina D Purnat, Elisabeth Wilhelm, Gloria Lihemo, David Scales
Trust is a verb: how to reimagining confidence in health systems
Health Promotion International 2026;41(1):daaf235 https://doi.org/10.1093/heapro/daaf235
