Newsletter 25 – 24 novembre 2025
Violenza di genere: una minaccia al diritto delle donne di praticare attività fisica
Barbosa de Lira CA, Vancini RL, Andrade MS
How gender-based violence undermines women’s right to move
The Lancet Public Health, Volume 10, Issue 11, e899
Introduzione
L’articolo evidenzia come la violenza di genere negli spazi pubblici — dalle molestie alle aggressioni verbali — limiti concretamente il diritto delle donne di praticare attività fisica in sicurezza. Nonostante i benefici dell’attività fisica, il 31,3% della popolazione è inattiva, anche a causa della paura per la propria incolumità. Indagini mostrano che molestie e comportamenti di stalking sono esperienze frequenti per le donne che fanno sport all’aperto. Gli autori chiedono interventi urgenti per affrontare questa violenza strutturale, integrando una prospettiva di genere nelle politiche per l’attività fisica, ripensando gli spazi urbani in chiave di sicurezza e contrastando le norme culturali che contribuiscono all’oggettificazione delle donne.
Forthest concorda con gli autori che concludono: “L’attività fisica dovrebbe dare potere, non mettere in pericolo. Nessuna donna dovrebbe dover scegliere tra la propria salute e la propria sicurezza. Creare ambienti sicuri, inclusivi ed equi per l’attività fisica non è un favore, ma un dovere.”
Come la violenza di genere mina il diritto delle donne di muoversi
L’articolo evidenzia come la violenza di genere mina il diritto delle donne di praticare attività fisica in modo sicuro negli spazi pubblici. Nonostante i benefici comprovati dell’esercizio fisico, il 31,3% della popolazione mondiale risulta inattiva nel 2022, con diverse barriere che ostacolano la partecipazione, tra cui la violenza urbana. Un fattore spesso trascurato è l’impatto della violenza di genere, come molestie di strada, stalking e aggressioni verbali, che crea un’atmosfera di paura e insicurezza per le donne durante l’attività fisica all’aperto.
L’articolo cita un’indagine brasiliana del Movimento das Mulheres Corredoras che rivela come molestie, stalking e aggressioni verbali siano esperienze comuni per le donne che corrono all’aperto. Anche nel Regno Unito, il 68% le donne hanno subito molestie o sono state seguite mentre correvano. Questa realtà persiste nonostante la crescente partecipazione femminile all’attività fisica, evidenziando un fallimento sistemico nel fornire ambienti sicuri e inclusivi.
Affrontare queste sfide non è solo una questione di sicurezza pubblica, ma anche di giustizia di genere ed equità sanitaria.
Questa realtà richiede un’azione urgente. Per promuovere l’attività fisica come diritto universale, dobbiamo affrontare la violenza strutturale che impedisce alle donne di praticare attività fisica all’aperto. La questione non riguarda solo l’installazione di più luci nei parchi o l’aumento dei pattugliamenti della polizia; si tratta di trasformare le norme culturali che normalizzano le molestie, oggettificano le donne e mettono a tacere il loro disagio.
Creare ambienti sicuri, inclusivi ed equi per l’attività fisica non è un favore alle donne: è un dovere
Come ricercatori, operatori sanitari e cittadini, dobbiamo esigere che le politiche di sanità pubblica integrino una prospettiva di genere nella promozione di stili di vita attivi. Questo approccio dovrebbe includere: la progettazione di ambienti urbani che diano priorità alla sicurezza delle donne; il lancio di campagne pubbliche per combattere le molestie nello sport e negli spazi pubblici; e il sostegno a iniziative come gruppi di corsa riservati alle donne, app per percorsi sicuri e interventi basati sulla comunità. L’attività fisica dovrebbe dare potere, non mettere in pericolo. Nessuna donna dovrebbe dover scegliere tra la propria salute e la propria sicurezza. Creare ambienti sicuri, inclusivi ed equi per l’attività fisica non è un favore alle donne: è un dovere.
L’articolo originale
de Lira, Claudio Andre Barbosa et al.
How gender-based violence undermines women’s right to move
The Lancet Public Health, Volume 10, Issue 11, e899
