Newsletter 19 – 28 luglio 2025

Strumenti di partecipazione. Dialogo nel futuro

Tratto da: La facilitazione situata nelle politiche pubbliche. Istruzioni all’uso nell’ambito del welfare — Innovazione sanitaria e sociale A cura di Tommaso Gradi, Vanessa Vivoli. Settore Innovazione nei servizi sanitari e sociali, Direzione Generale Cura della persona, salute e welfare, Regione Emilia-Romagna.

Pensare al futuro per trovare soluzioni per il presente

Perché facciamo i dialoghi nel futuro? Perché in questo modo abbiamo chiaro di cosa abbiamo bisogno, qual è il percorso per raggiungere il futuro positivo. Pensando nella prospettiva del futuro a volte è più facile trovare soluzioni per le preoccupazioni del presente, e poi creare un piano d’azione.

Come funziona

Apertura. Presentazione della preoccupazione
Il professionista spiega in 2-3 minuti la preoccupazione che lo ha portato a convocare il dialogo.
La facilitatrice: concorda insieme alle persone presenti il tempo del futuro in cui le cose andranno meglio e in cui ci si può “spostare” per il dialogo ad esempio tra 6 mesi quando sarà finito l’anno scolastico o tra un anno quando…

Le tre fasi del dialogo. 
Primo giro: Descrizione del buon futuro.
Chi facilita chiede alla persona al centro della preoccupazione di descrivere (in 2/3 minuti) il suo buon futuro: “Come sono le cose per te ora che va tutto bene? Di cosa sei particolarmente contenta?” La stessa domanda viene fatta alla rete delle persone attorno alla persona al centro della preoccupazione (dando un tempo di 2 minuti a testa). Ai professionisti non viene chiesto di descrivere il futuro. Chi prende nota scrive tutte le risposte su un cartellone.
Secondo giro. Azioni di supporto.
Chi facilita chiede alla persona al centro della preoccupazione: “Cosa hai fatto tu per fare andare bene le cose e arrivare a questo buon futuro?” Dopo aver lasciato 2 minuti per rispondere, aggiunge la domanda: “Da chi hai ricevuto aiuto? Che tipo di aiuto?” Le stesse domande vengono fatte alle altre persone coinvolte nella rete delle persone attorno alla persona al centro della preoccupazione. Infine, si passa ai professionisti, a cui (dando un tempo massimo di 2 minuti a testa) viene chiesto: “Che cosa hai fatto tu per supportare questo buon futuro?”. Chi prende nota scrive tutte le risposte su un cartellone.
Terzo giro. Livello di preoccupazione
Nello stesso ordine, si chiede: “Ti ricordi qual era la preoccupazione che avevi nel [data da cui si è partiti per il futuro]? Chi o che cosa ti ha permesso di far sparire o ridurre la tua preoccupazione”. Chi prende nota scrive tutte le risposte su un cartellone.

Ritorno nel presente e piano d’azione.
Riprendendo le note scritte, si ripercorrono le azioni da mettere in atto per raggiungere il buon futuro narrato, nell’ottica di costruire un piano d’azione anche piccolo, a partire dalle risorse, dai passaggi e dalle alleanze descritte nel futuro.

Usa questo strumento per…

•  immaginare scenari futuri lasciando alle spalle problemi e preoccupazioni del presente.

Ruoli: chi serve?

• La persona al centro della preoccupazione (un utente, un operatore…)
• la rete della persona al centro della preoccupazione: famigliari, altri professionisti, rete sociale, ecc.;
• il professionista che ha portato la preoccupazione e convocato il dialogo;
• almeno due persone che facilitano (non coinvolte nella preoccupazione) di cui una per prendere appunti in un cartellone visibile a tutti, in modo il più oggettivo possibile.

Durata

Almeno 2 ore, meglio 3

Setting e materiali

• Setting circolare, con o senza tavolo al centro, in modo che le persone presenti possano vedersi in viso;
• una lavagna a fogli mobili con pennarelli, posizionata in modo da essere visibile a tutti, dove verranno presi gli appunti su ciò che viene condiviso.

Livello di coinvolgimento

Tiepido

Questo manuale, dal profilo pratico, racconta e valorizza le principali esperienze dei facilitatori che, dal 2012, hanno accompagnato le sperimentazioni di nuove forme di welfare locale nei diversi territori regionali, attraverso il metodo Community lab.
Può essere guida e orientamento per tutti coloro che svolgono attività di facilitazione nell’ambito della programmazione locale partecipata

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