Newsletter 21- 25 agosto 2025

Contagiosi e pericolosi per la salute pubblica
I social-media e la diffusione della disinformazione
Parte terza – strategie per la prevenzione della disinformazione

Daniel F Morse, Sahil Sandhu, Kate Mulligan et al.
Social media and the spread of misinformation: infectious and
a threat to public health.

Health Promotion International, Volume 40, Issue 2, April 2025, daaf023

Introduzione

Il Global Risks Report 2024 del World Economic Forum ha identificato la disinformazione e la tecnologia che la diffonde come una delle principali minacce globali. Inoltre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso la disinformazione un’area prioritaria.
I social media sono uno strumento utile per la diffusione di informazioni in salute pubblica, ma contribuiscono in modo significativo alla diffusione globale della disinformazione. La disinformazione basata sui social media è un problema complesso con numerose conseguenze per la salute pubblica.
Questo articolo discute gli effetti, le cause e le sfide della disinformazione in termini di salute pubblica, prendendo poi in considerazione le evidenze scientifiche sulle strategie di intervento e suggerendo, con un approccio di prevenzione in ambito di salute pubblica, una combinazione di azioni sinergiche per affrontare gli impatti immediati, le conseguenze a lungo termine e le cause profonde della disinformazione.

Come prevenire la diffusione della disinformazione

Normative e azioni volontarie delle società di social media hanno avuto, ad ora, un impatto limitato sul problema della disinformazione ed è necessaria un’azione urgente, benché sia chiaro che sarà difficile da attuare.
Di seguito viene suggerita una combinazione di strategie prioritarie, basate sul concetto che si tratta di un problema di salute pubblica con impatti immediati (es. un pubblico disinformato), conseguenze a lungo termine (es. erosione della fiducia nella scienza e nella salute pubblica) e cause profonde complesse (es. algoritmi, bot e interessi finanziari).
Pertanto, può essere utile una combinazione di strategie di prevenzione terziaria, secondaria e primaria.

Prevenzione terziaria
Il quadro delle competenze dell’OMS sull’infodemia dà una guida alla sanità pubblica per rispondere alla disinformazione, articolandosi in quattro settori, tre dei quali riguardano la prevenzione terziaria:
1°) misurare e monitorare l’impatto della disinformazione
2°) determinare come si diffonde
3°) intervenire per minimizzarne le conseguenze.
Sono efficaci:
a) interventi che usano etichette di avvertimento e di verifica dei fatti e credibilità della fonte sulle informazioni ad alto rischio sui social
b) interventi di confutazione che comportano il debunking della disinformazione, in base ai quali vengono fornite informazioni correttive.
La comunità sanitaria ha un ruolo importante nel confutare la disinformazione e nel promuovere informazioni basate sull’evidenza sia in contesti online che offline. Benché talora medici e altri sanitari contribuiscano alla disinformazione, la comunità gode in genere di una buona fiducia e può concorrere alla smentita della disinformazione in contesti clinici e comunitari.

Prevenzione secondaria
L’ultimo ambito del quadro dell’OMS riguarda la prevenzione secondaria e prevede il rafforzamento della resilienza degli individui e delle comunità alla disinformazione.
Strategie di “nudging”, già utilizzate in promozione della salute, sono utili nel migliorare la condivisione delle intenzioni e il discernimento. Esempi di nudging sono messaggi che ricordano alle persone i danni della disinformazione o spingono a leggere un articolo per intero e a valutare l’accuratezza della fonte prima di condividerlo. Ciò potrebbe essere incorporato nelle piattaforme dei social come strategia per ridurre al minimo la diffusione della disinformazione.
Interventi educativi per migliorare l’alfabetizzazione digitale e mediatica promettono di migliorare accuratezza e discernimento degli individui.
Sono efficaci pure i programmi scolastici per bambini basati sull’evidenza. La necessità di un’educazione all’informazione e all’alfabetizzazione mediatica è ritenuta dall’OMS un’area prioritaria. I programmi educativi dovrebbero, però, essere sviluppati e gestiti da governi, agenzie sanitarie indipendenti o altri gruppi senza conflitti di interesse.

Prevenzione primaria
Oltre agli interventi individuali e di comunità, per affrontare il problema della disinformazione sono necessari cambiamenti di sistema.
A causa della natura molto redditizia dei social, è improbabile un’azione volontaria di grande impatto: è quindi necessaria una maggiore regolamentazione. Molti governi hanno politiche che mirano a regolamentare vari aspetti dei social e a ridurre al minimo la disinformazione.
In un mondo globalizzato, però, è necessaria una legge sanitaria globale per affrontare i problemi di salute pubblica e il diritto dei trattati è ritenuto uno strumento utile per facilitare il raggiungimento di obiettivi di salute pubblica non affrontabili attraverso leggi e politiche regionali/nazionali.
Un esempio è la Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco (FCTC), trattato di diritto internazionale in vigore dal 2005, che ha dimostrato un impatto positivo sul controllo del tabacco, suggerendo che il diritto internazionale per regolamentare i social può essere una buona strategia per affrontare la disinformazione, tramite l’imposizione di moderazione dei contenuti, la rimozione dei bot e le modifiche agli algoritmi per presentare agli utenti una visione equilibrata dei contenuti e mostrare dati da autorità credibili.
Sarà comunque difficile raggiungere un accordo internazionale sulla base dei trattati. Secondo gli autori le strategie a livello di sistema sono un’importante lacuna di ricerca da colmare per improntare le politiche e gli interventi futuri.

Le altri parti dell’articolo

Leggi qui a prima parte dell’articolo su Forhest (le conseguenze della disinformazione)
e qui la seconda (i meccanismi della disinformazione e le sfide da affrontare)

L’articolo originale

Daniel F Morse, Sahil Sandhu, Kate Mulligan et al.
Social media and the spread of misinformation: infectious and a threat to public health.
Health Promotion International, Volume 40, Issue 2, April 2025

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