Newsletter 20- 11 agosto 2025
Contagiosi e pericolosi per la salute pubblica
I social-media e la diffusione della disinformazione
Parte seconda – Come si crea la disinformazione
Daniel F Morse, Sahil Sandhu, Kate Mulligan et al.
Social media and the spread of misinformation: infectious and
a threat to public health.
Health Promotion International, Volume 40, Issue 2, April 2025, daaf023

Introduzione
Il Global Risks Report 2024 del World Economic Forum ha identificato la disinformazione e la tecnologia che la diffonde come una delle principali minacce globali. Inoltre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso la disinformazione un’area prioritaria.
I social media sono uno strumento utile per la diffusione di informazioni in salute pubblica, ma contribuiscono in modo significativo alla diffusione globale della disinformazione. La disinformazione basata sui social media è un problema complesso con numerose conseguenze per la salute pubblica.
Questo articolo discute gli effetti, le cause e le sfide della disinformazione in termini di salute pubblica, prendendo poi in considerazione le evidenze scientifiche sulle strategie di intervento e suggerendo, con un approccio di prevenzione in ambito di salute pubblica, una combinazione di azioni sinergiche per affrontare gli impatti immediati, le conseguenze a lungo termine e le cause profonde della disinformazione.
Come i social media sostengono la diffusione della disinformazione
Gli ambienti dei social media sono molto idonei alla diffusione della disinformazione tramite diversi meccanismi.
Meccanismo 1 – Tutti possono pubblicare. Molto rapidamente.
Le piattaforme social consentono agli utenti di pubblicare istantaneamente su qualsiasi argomento, a prescindere dalle loro qualifiche o dall’accuratezza delle info, favoriscono una rapida condivisione di contenuti, cambiano le convinzioni prima che la disinformazione possa essere corretta efficacemente. La ricerca dimostra che i post su X con disinformazione sono più seguiti, si diffondono più rapidamente e raggiungono più utenti rispetto ai post veritieri.
Meccanismo 2 – Le camere dell’eco
Gli algoritmi dei social danno i contenuti che appaiono nei feed in base al profilo degli utenti, per personalizzarli e fornire contenuti per loro interessanti e con cui interagiranno, restando di più sulla piattaforma. Vengono omessi gli argomenti che si oppongono alle loro convinzioni, consolidando le opinioni di persone inconsapevoli del fatto che le informazioni opposte sono nascoste, originando camere dell’eco, cioè comunità di persone con opinioni simili, e creando condizioni che favoriscono una più rapida diffusione della disinformazione.
Meccanismo 3 – L’uso dei bot
i robot di Internet o “bot” automatizzano la pubblicazione di disinformazione sui social, imitano gli utenti umani, pubblicano e ricondividono automaticamente contenuti, spesso su argomenti controversi relativi alla salute. Possono operare insieme in modo coordinato in una “botnet” e utilizzare tattiche per indurre gli utenti a ricondividere la disinformazione. I bot sono difficili da individuare e quindi da contrastare.
Meccanismo 4 – La disinformazione fa guadagnare
I creatori di contenuti e le piattaforme sono incentivati a pubblicare disinformazione, a promuovere e commercializzare prodotti con marchi che li pagano in base al numero di follower, perché guadagnano in base alle visualizzazioni degli utenti. Gli influencer guadagnano di più creando contenuti che generano visualizzazioni e coinvolgimento più elevati, e la disinformazione è collegata a maggiori visualizzazioni e coinvolgimento, specie quando è nuova.
Meccanismo 5 – La suscettibilità delle persone alla disinformazione
L’interazione tra psicologia umana e algoritmi contribuisce alla perpetuazione della disinformazione. La maggior parte delle persone è suscettibile al bias di conferma, l’inclinazione a credere a informazioni coerenti con le proprie convinzioni e al bias di ripetizione, la tendenza a credere a informazioni che si sono sentite più volte. Gli algoritmi presentano ripetutamente agli utenti informazioni che si allineano con le loro convinzioni. Inoltre, le persone, sovraccariche di informazioni e povere di tempo, non riescono a verificare in modo completo i fatti o valutare criticamente tutto ciò che è proposto loro online. Gli esseri umani tendono anche a mostrare un pregiudizio di verità, che li rende inclini a credere che le informazioni presentate siano vere, a meno che non venga data loro una ragione significativa per ritenere diversamente. In combinazione, questi fattori contribuiscono alla suscettibilità degli esseri umani alla disinformazione e la ricerca ha dimostrato che gli esseri umani hanno maggiori probabilità dei bot di ripubblicare disinformazione.
Che sfide dovremo sostenere per affrontare la disinformazione
La disinformazione basata sui social media è un problema complesso e quindi sono complesse le sfide per affrontarla.
Sfida 1 – La globalità dell’azione
I social operano a livello globale e l’azione legislativa è intrapresa da un Paese, quindi ha un impatto limitato.
Sfida 2 – il disinteresse dei padroni dei social
I giganti dei social non si impegnano per la moderazione dei contenuti e la rimozione della disinformazione, sia a causa sia dei grandi investimenti necessari che alla perdita di entrate derivanti da chi visualizza contenuti divisivi.
Sfida 3 – La velocità dello sviluppo tecnologico
La tecnologia e i social sono in continua e rapida evoluzione e negli ultimi anni gran parte dell’intelligenza artificiale (AI) è stata finanziata da giganti della tecnologia, tra cui Meta e Google; i principali social hanno incorporato strumenti di intelligenza artificiale nelle loro piattaforme. Tali progressi tecnologici rapidi rendono difficile lo sviluppo e l’attuazione di politiche tempestive ed efficaci
Sfida 4 – Il poteri dei padroni dei social
Le società dei social sono potenti aziende con ampie risorse, che da sempre eludono con relativa facilità le conseguenze di pratiche non etiche. Le leggi che avevano un impatto sui social hanno provocato ritorsioni tali da obbligare a negoziare loro modifiche. Ciò dimostra il potere che le società di social media esercitano per bloccare le azioni governative.
To be continued…
Nella prossima Newsletter saranno prese in esame le strategie per prevenire la disinformazione.
Leggi qui a prima parte dell’articolo su Forhest (le conseguenze della disinformazione)
L’articolo originale
Daniel F Morse, Sahil Sandhu, Kate Mulligan et al.
Social media and the spread of misinformation: infectious and a threat to public health.
Health Promotion International, Volume 40, Issue 2, April 2025
