Newsletter 29 – 23 febbraio 2026

Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai

Telmo Pievani – editoriale video a commento
del libro di Matteo Monterlini “Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai”.

Introduzione

Il libro è un grido d’allarme ma anche un manuale pratico per intervenire – subito – smontando pregiudizi, allenando lo sguardo critico, costruendo strategie di cambiamento. Il fulcro del messaggio è che la crisi climatica non è soltanto un problema ambientale, ma è soprattutto un problema cognitivo e sociale.
Infatti, gli occhi vedono queste immagini, ma la mente spesso non riesce a tradurle in azione concreta. Qui entra in gioco la metafora centrale: “scongelare il cervello”. Non si tratta solo di ottenere informazioni, ma di attivare processi cognitivi critici, capacità di giudizio, consapevolezza e voglia di agire. Il titolo gioca su questa doppia dimensione — quella fisica dei ghiacciai e quella mentale della nostra percezione — per sottolineare l’urgenza di superare i blocchi cognitive che rallentano la nostra risposta collettiva alla crisi climatica.

Il libro

Il narratore evidenzia che gran parte della popolazione sa che i ghiacciai si stanno sciogliendo e che il clima sta cambiando, ma non agisce di conseguenza. Questo perché percepiamo il cambiamento climatico come qualcosa di lontano nel tempo o nello spazio, un rischio futuro piuttosto che una realtà presente. Il nostro cervello tende a reagire a pericoli immediati — un predatore, una minaccia concreta e quotidiana — ma fatica ad attivare lo stesso livello di allarme per processi graduali, invisibili a breve termine. Questa “miopia temporale” è descritta come uno dei principali blocchi cognitivi che ostacolano la risposta collettiva alla crisi climatica.
Un’altra dinamica esplorata dal video è il sistema di ricompensa del cervello umano, che premia gratificazioni immediate piuttosto che azioni a lungo termine. In un’epoca dominata dalla cultura della performance istantanea, dal consumo immediato e da decisioni quotidiane guidate da piacere e utilità personale, diventa difficile mantenere l’attenzione su un problema che richiede un impegno prolungato nel tempo. Le scelte che comportano sacrifici oggi per benefici futuri non attivano gli stessi circuiti di ricompensa, rendendo difficile la scelta collettiva di stili di vita più sostenibili.

L’editoriale video di Telmo Pievani

Le considerazioni di Telmo Pievani seguono, l’originalità del libro, organizzato attorno ad otto domande:

1. Perché la crisi climatica non ci smuove?

Questa domanda esplora la nostra miopia cognitiva di fronte ai pericoli a lungo termine e quindi perché non reagiamo con urgenza a fenomeni climatici evidenti come lo scioglimento dei ghiacciai, nonostante le prove scientifiche.

2. Perché continuiamo a procrastinare l’inevitabile?

Mette in luce le basi evolutive dei nostri processi mentali ed in che modo il nostro cervello è adattato per affrontare emergenze immediate ma non problemi graduali come il cambiamento climatico.

3. Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi?

Connette neuroscienze e sostenibilità per rispondere come il sistema di ricompensa cerebrale influenza la nostra capacità di scegliere comportamenti sostenibili nel lungo periodo.

4. Perché cambiare ci costa così tanto?


Consente di identificare schemi mentali che ostacolano l’azione ci indica quali sono le trappole cognitive più comuni che ci impediscono di comprendere e rispondere alla crisi climatica.

5. Perché distruggiamo il più prezioso dei beni comuni?

Sottolinea il ruolo delle norme e delle convenzioni sociali e in che modo il contesto sociale e culturale influenza la nostra percezione dei cambiamenti ambientali.

6. Perché crediamo ancora alla crescita infinita in un pianeta dai limiti ben precisi?

Invita alla riflessione su responsabilità e azioni concrete: cosa significa “agire in modo proattivo” per il clima, andare al di là del ricevere informazioni scientifiche.

7. Perché neghiamo l’evidenza?

Ricollega l’alfabetizzazione scientifica alle scelte pubbliche e personali; quanto sono importanti l’educazione scientifica e il pensiero critico nella costruzione di risposte collettive alla crisi climatica.

8. Perché non ci fidiamo della scienza?

Chiede di pensare oltre la conoscenza teorica verso l’azione personale e politica e come possiamo sviluppare una mentalità che non solo riconosce la realtà climatica ma la integra nelle scelte quotidiane e collettive.

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