Newsletter 29 – 23 febbraio 2026
Public health literacy per una sanità equa e partecipata
Claudio Maffei, Maurizio Bonati, Eva Benelli
Public health literacy per una sanità equa e partecipata
Quaderni ACP 6/2025:242-243
Introduzione
L’editoriale parte da una considerazione semplice ma cruciale: saper leggere e scrivere non è solo un fatto tecnico, è la base per poter partecipare pienamente alla vita sociale, culturale e politica di una comunità. In Italia, secondo dati OCSE del 2024, circa il 35% degli adulti tra 16 e 65 anni è definito “analfabeta funzionale”, cioè fatica a comprendere testi complessi, gestire calcoli anche semplici o orientarsi in contesti informativi articolati. Questo fenomeno interessa gran parte della popolazione e ha implicazioni gravi nella gestione dell’informazione, specie in ambito sanitario: chi non padroneggia questi strumenti è più vulnerabile alla disinformazione, soprattutto su temi medico-scientifici, e rischia di non poter esercitare pienamente i propri diritti di cittadino sanitario.
Da qui nasce l’idea di “literacy” intesa non più come semplice alfabetizzazione di base, ma come insieme di competenze che permettono di identificare, comprendere, interpretare e utilizzare informazioni in modo critico attraverso contesti diversi. Secondo l’UNESCO, questa capacità è un processo attivo e continuo che consente alle persone di partecipare pienamente alla vita sociale e comunitaria, non solo a livello formale ma anche attraverso l’esperienza quotidiana.
Health literacy e Public health literacy
Nel tempo, questo concetto si è evoluto in ambito sanitario: alla tradizionale health literacy (capacità di accedere, capire e usare informazioni relative alla salute individuale) si è affiancata la public health literacy, ovvero la capacità di comprendere, valutare e usare informazioni rilevanti per la salute pubblica, non solo per decisioni individuali ma per quelle collettive. Questa evoluzione è particolarmente importante in un’epoca dove la salute non è più percepita solo come un fatto privato, ma come un bene comune che richiede un coinvolgimento attivo della comunità intera.
Il testo sottolinea che la public health literacy è centrale per contrastare le disuguaglianze di salute: senza una cultura diffusa della salute pubblica, ampie fasce della popolazione restano escluse dalle decisioni che riguardano la prevenzione, le politiche sanitarie e le misure di tutela collettiva. Una popolazione che non è in grado di “leggere” i dati, capire i rischi o valutare le misure di prevenzione è più vulnerabile non solo a errori individuali, ma anche alla diffusione di false informazioni, specialmente tramite i media digitali.
La dimensione sociale e collettiva della salute
Un altro punto chiave dell’editoriale è la dimensione sociale e collettiva della salute: la salute non è solo la somma di “stati di benessere” individuali, ma dipende dai determinanti sociali, dalle politiche pubbliche, dai servizi resi disponibili, dalle condizioni di vita, dall’ambiente in cui si vive e lavora. In quest’ottica, la public health literacy diventa uno strumento per permettere alle persone di comprendere e intervenire su questi determinanti, partecipando alle scelte politiche e contribuendo a decisioni che influenzano il benessere collettivo.
L’editoriale evidenzia anche come sistemi sanitari e servizi pubblici dovrebbero supportare attivamente questa alfabetizzazione estesa: non solo dando accesso alle informazioni, ma rendendole comprensibili, contestualizzate e utilizzabili. Questo include educazione permanente alla salute nelle scuole, nei luoghi di comunità e nelle famiglie; fare in modo che servizi e professionisti sanitari facilitino la comprensione; e che la comunicazione istituzionale sia chiara e coerente. Senza questo impegno sistematico, anche le risorse e le strutture più avanzate rischiano di restare inaccessibili per grandi fasce della popolazione.
Conclusioni
Infine, gli autori riconoscono che tutto ciò possa sembrare “una tenera utopia”: cambiare la cultura di un Paese, ridurre l’analfabetismo funzionale, migliorare la health literacy e far evolvere la società verso una public health literacy diffusa richiede investimenti culturali, educativi e politici di lungo periodo. Tuttavia, senza queste trasformazioni la salute resterà un bene diseguale, accessibile in modo non uniforme, e le comunità continueranno a essere gestite più attraverso paure e semplificazioni che con conoscenza e partecipazione critica.
L’articolo originale
Claudio Maffei, Maurizio Bonati, Eva Benelli
Public health literacy per una sanità equa e partecipata
Quaderni ACP 6/2025:242-243
