Proposta da Sherry Arnstein nel 1969, la Scala della Partecipazione dei Cittadini è uno dei modelli più ampiamente citati e influenti nel campo della partecipazione pubblica democratica. Per leader locali, organizzatori e facilitatori che desiderano comprendere le teorie fondamentali del coinvolgimento e della partecipazione pubblica, e i modi in cui istituzioni e funzionari pubblici dotati di potere negano potere ai cittadini, l’articolo fondamentale di Arnstein è una lettura essenziale.
La tipologia di partecipazione dei cittadini di Arnstein è presentata come una “scala” metaforica, in cui ogni gradino crescente rappresenta livelli crescenti di capacità di azione, controllo e potere dei cittadini. Oltre agli otto “gradini” della partecipazione, Arnstein include un continuum descrittivo del potere partecipativo che va dalla non partecipazione (nessun potere) ai gradi di “potere simbolico” (potere simulato) fino ai gradi di partecipazione dei cittadini (potere effettivo).
L’analisi penetrante e pragmatica di Arnstein ha avanzato un argomento centrale che rimane rilevante oggi come lo era nel 1969: la partecipazione dei cittadini ai processi democratici, per essere considerata “partecipazione” in senso autentico o pratico, richiede la ridistribuzione del potere. Nella formulazione di Arnstein, la partecipazione dei cittadini è potere dei cittadini. Senza un’autentica ridistribuzione del potere – ad esempio sotto forma di denaro o di potere decisionale – la partecipazione si limita a “consentire ai detentori del potere di affermare che tutte le parti sono state prese in considerazione, ma fa sì che solo alcune di esse ne traggano beneficio. Mantiene lo status quo”.
Il modello ha influenzato anche molti modelli successivi, tra cui la Scala dell’Empowerment di Elizabeth Rocha e la Scala della Partecipazione dei Bambini (e degli Adolescenti) di Roger Hart, qui presentata
