Newsletter 30 – 9 marzo 2026

“Io esco a giocare”: una ricetta per la salute

Francesco Tonucci, Marica Notte, Lorena Morachimo, Federico Marolla
Quaderni ACP 2025;6:241

Introduzione

La campagna internazionale “Io esco a giocare” si pone come una risposta sistemica e radicale a una crisi educativa e sociale senza precedenti. Il contesto di partenza è il crescente allarme, supportato da studi della Concordia University e raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riguardo all’impatto negativo dei dispositivi digitali sull’infanzia. L’uso improprio di smartphone e tablet è correlato a un impoverimento del linguaggio, uno stile di vita sedentario, obesità, ansia, mancanza di concentrazione e disturbi del ciclo del sonno. Sebbene molte nazioni, come l’Irlanda, la Spagna o l’Australia, stiano introducendo divieti rigorosi sull’uso dei cellulari e dei social network sotto i 16 anni, le fonti sottolineano che la sola via normativa è insufficiente. I divieti, se non accompagnati da alternative attraenti, rischiano di alimentare solo la curiosità e il desiderio di trasgressione dei bambini.

La proposta

La proposta centrale di Francesco Tonucci, promossa attraverso l’Associazione Francesco Tonucci e il progetto “La città dei bambini” (ISTC-CNR), è che l’unica alternativa credibile al fascino degli schermi sia la riconquista del gioco libero e autonomo. Tonucci sostiene che l’infanzia debba esercitare il proprio diritto al gioco uscendo di casa per incontrare i coetanei nel quartiere, senza la supervisione costante degli adulti. In questa prospettiva, il gioco non è una semplice attività di svago, ma un bisogno fondamentale di sviluppo: i bambini devono poter occupare lo spazio pubblico, prendersi dei rischi, gestire le amicizie reali e imparare a rispettare o trasgredire le norme in autonomia. Il verbo giocare, infatti, non deve essere coniugato con “accompagnare” o “vigilare”, ma esclusivamente con “lasciare”.
Perché questo cambiamento sia possibile, la campagna richiede un impegno collettivo che coinvolga diversi attori sociali.

Gli attori

Politici e Amministratori
sono chiamati ad ascoltare i bisogni dei bambini e a trasformare le città in spazi “a misura di bambino”. La presenza di bambini che giocano liberamente nelle strade è definita come il principale indicatore di salute ambientale di una città.
Mondo della Scuola
dirigenti e insegnanti dovrebbero impegnarsi a liberare il tempo pomeridiano dei bambini, evitando di occuparlo interamente con i compiti. Il gioco dovrebbe essere considerato uno dei “compiti” più importanti affidati dalla scuola.
Personale Sanitario
pediatri e psicologi hanno il compito di informare le famiglie che privare i figli dell’esperienza del gioco libero significa favorire una pericolosa “autonomia digitale” a scapito di quella reale.

Il ruolo dell’adulto

In questo processo, la qualità della relazione tra l’adulto e l’atleta gioca un ruolo determinante per lo sviluppo della personalità del giovane. L’allenatore non è solo un tecnico, ma una figura di riferimento che influenza profondamente i modelli culturali, i valori e le risposte emozionali dei propri atleti. Una buona relazione educativa deve fondarsi sulla fiducia e sul rispetto reciproco, ma anche su spiccate capacità di ascolto da parte dell’adulto. È essenziale creare un clima positivo in cui ogni ragazzo possa esprimersi senza il timore di essere giudicato o deriso, e dove l’errore non sia visto come un fallimento, ma come una parte integrante e necessaria del processo di apprendimento.
L’adulto ha il compito di guidare il giovane verso l’autonomia, stimolando il pensiero critico e la responsabilità. Invece di fornire costantemente istruzioni e feedback dall’esterno, creando dipendenza, l’allenatore dovrebbe incoraggiare gli atleti a trovare soluzioni da soli, ponendo domande che sollecitino la riflessione. Questo approccio permette ai giovani di percepire la propria efficacia personale e di costruire una forte fiducia nelle proprie capacità, risorse indispensabili per affrontare le inevitabili tensioni della vita quotidiana.

Conclusioni

Il setting sportivo si configura quindi come un ambiente privilegiato per la formazione integrale della persona. Quando la pratica sportiva è supportata da una visione pedagogica chiara, diventa una vera “scuola di cittadinanza”. Questi giovani, grazie alle risorse apprese sul campo, saranno capaci di gestire lo stress, collaborare con gli altri e prendere decisioni responsabili in ogni ambito della loro vita adulta, contribuendo così a dare un maggiore valore sociale all’intera esperienza sportiva.

Il documento di presentazione della campagna

La campagna internazionale “Io esco a giocare”
Laboratorio internazionale “La città dei bambini” (ISTC-CNR, Roma)
Associazione Francesco Tonucci

L’articolo originale

“Io esco a giocare”: una ricetta per la salute
Francesco Tonucci, Marica Notte, Lorena Morachimo, Federico Marolla
Quaderni ACP 2025;6:241

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