Newsletter 29 – 23 febbraio 2026

Caffè, Tè e Prevenzione del Declino Cognitivo e dell’Alzheimer

Zhang Y, Liu Y, Li Y, et al.
Coffee and Tea Intake, Dementia Risk, and Cognitive Function
JAMA. Published online February 09, 2026. doi:10.1001/jama.2025.27259

Introduzione

Finalmente una cosa che piace fa bene alla salute.
Caffè e tè rappresentano molto più di semplici bevande: sono rituali quotidiani, istanti di pausa, occasioni di socialità, momenti in cui godersi un piacere autentico …e fanno pure bene!
Il caffè e il tè sono ricchi di composti bioattivi, tra cui caffeina e polifenoli, che esercitano effetti neuroprotettivi riducendo lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione. Studi sperimentali suggeriscono che l’esposizione cronica alla caffeina possa interferire con i processi patologici della malattia di Alzheimer, agendo sui percorsi delle proteine amiloide e tau. Inoltre, la caffeina è stata associata a una migliore sensibilità all’insulina e a una funzione vascolare più efficiente, fattori che contribuiscono a proteggere il cervello dal declino cognitivo.
L’analisi su oltre 131.000 partecipanti ha rivelato che un elevato consumo di caffè caffeinato è significativamente associato a un minor rischio di demenza.

Risultati

Rispetto a chi ne consuma poco, coloro che assumono le quantità maggiori mostrano una riduzione del rischio (HR 0,82). Anche il consumo di tè è risultato protettivo. Al contrario, il caffè decaffeinato non ha mostrato alcuna associazione significativa con la riduzione del rischio di demenza. Le analisi dose-risposta indicano che i benefici maggiori si ottengono con un consumo moderato: circa 2-3 tazze di caffè al giorno o 1-2 tazze di tè.
I risultati relativi al declino cognitivo soggettivo (percezione individuale di peggioramento della memoria o dell’attenzione) sono coerenti con quelli della demenza. Un maggiore apporto di caffè caffeinato e tè è associato a una minore prevalenza di declino soggettivo (PR 0,85 per il caffè nell’ultimo quartile). È interessante notare che il consumo di caffè decaffeinato è stato invece associato a una prevalenza più alta di declino cognitivo soggettivo, un dato che potrebbe riflettere la tendenza di individui già vulnerabili a passare al decaffeinato per intolleranza alla caffeina.
Queste associazioni positive sono indipendenti dalla predisposizione genetica (come il genotipo APOE4) e dai principali fattori di rischio clinici.

Conclusioni

Il meccanismo principale sembra essere l’antagonismo della caffeina verso i recettori dell’adenosina, che modula la trasmissione sinaptica e attenua l’accumulo di placche nel cervello. Oltre alla caffeina, polifenoli e catechine contribuiscono con benefici antiossidanti e vascolari. Gli autori concludono che il consumo moderato di bevande caffeinate è uno strumento promettente per la prevenzione precoce, sebbene dosi eccessive non offrano vantaggi aggiuntivi e possano peggiorare la qualità del sonno o l’ansia.

L’articolo originale

Zhang Y, Liu Y, Li Y, et al.
Coffee and Tea Intake, Dementia Risk, and Cognitive Function
JAMA. Published online February 09, 2026. doi:10.1001/jama.2025.27259

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