Newsletter 28 – 2 febbraio 2026
La prevenzione nella pratica: perché viene trascurata e cosa si può fare?
Aveyard P, Jebb S
Prevention in practice: why is it neglected and what can we do?
Br J Gen Pract. 2022 Apr 28;72(718):237-238. doi: 10.3399/bjgp22X719429
Introduzione
Forhest ha scelto di impegnarsi nella promozione della prescrizione sociale, non solo per la sua efficacia, ma anche perché può rinforzare la medicina generale che non ha il tempo e le competenze per farsi carico anche della promozione alla salute per mitigare gli effetti delle malattie. Per collegare le persone alle risorse non cliniche presenti nella comunità – attività sociali, culturali, educative, di supporto psicologico o di promozione del benessere – è necessario conoscere le opportunità presenti del territorio e creare relazioni con chi le assicura. I programmi di prescrizione sociale si fanno carico di questa attività mantenendo la centralità del medico di medicina generale che è il cuore della medicina centrata sulla persona.
Vi presentiamo questo articolo come spunto di una riflessione che qui trova alcuni elementi utili.
La prevenzione è sistematicamente trascurata
L’articolo affronta una questione centrale per i sistemi sanitari contemporanei: perché la prevenzione, pur essendo riconosciuta come efficace ed economicamente vantaggiosa, viene sistematicamente trascurata nella pratica clinica, in particolare dai medici di medicina generale. Gli autori prendono come esempi il fumo e l’obesità, due tra le principali cause prevenibili di morbilità e mortalità precoce. Nonostante le linee guida raccomandino interventi opportunistici durante le consultazioni, tali interventi risultano rari, anche quando i pazienti si presentano con patologie direttamente correlate a questi fattori di rischio.
L’articolo sottolinea come questo comportamento sia irrazionale dal punto di vista clinico ed economico, poiché gli interventi preventivi brevi sono dimostrati efficaci e costo-efficienti, a differenza di molte terapie farmacologiche. Quando la prevenzione viene affrontata, i medici tendono a limitarsi a fornire consigli generici, piuttosto che offrire un supporto strutturato al cambiamento. Questo approccio risulta spesso inefficace e talvolta percepito dai pazienti come banale o offensivo, mentre il supporto concreto viene generalmente accolto con favore.
Le spiegazioni dei medici
Gli autori analizzano poi le spiegazioni fornite dai medici per giustificare la mancata applicazione della prevenzione: mancanza di tempo, scarsa efficacia e timore di offendere il paziente. Tuttavia, tali motivazioni appaiono più come razionalizzazioni che come vere cause. Studi osservazionali suggeriscono che il problema risiede più profondamente nel modo in cui i medici concepiscono il proprio ruolo professionale e ciò che attribuiscono valore nella pratica clinica. Le patologie trattabili con farmaci, come l’ipertensione, sono affrontate con maggiore sistematicità rispetto a condizioni come l’obesità, percepite come legate al comportamento individuale.
Gerarchia del prestigio e stigma
Un concetto chiave introdotto è quello della “gerarchia del prestigio” in medicina. Le specialità e le malattie considerate più prestigiose sono quelle ad alta tecnologia, biomediche e interventistiche, mentre la prevenzione, la salute pubblica e le condizioni comportamentali occupano una posizione marginale. Questa gerarchia influenza sia le priorità cliniche sia gli atteggiamenti dei medici verso i pazienti, contribuendo a una svalutazione implicita della prevenzione.
Il secondo tema centrale nell’analisi è lo stigma. Fumo e obesità sono percepiti come condizioni “scelte” dai pazienti, moralmente connotate e quindi meno legittime. Anche le conoscenze genetiche e neurobiologiche faticano a scardinare il modello mentale dominante del libero arbitrio, secondo cui il cambiamento dipende soprattutto dalla forza di volontà individuale. Questo porta i medici a ritenere che, una volta fornita l’informazione, il loro compito sia concluso.
Gli autori mettono in discussione questa visione attraverso il concetto di “inganno della coscienza”, richiamando studi che dimostrano come le decisioni umane, anche nei professionisti altamente formati, siano fortemente influenzate da fattori inconsci e pulsionali. La percezione di scegliere razionalmente è spesso un’illusione, e questo vale sia per i pazienti sia per i medici. Riconoscere i limiti del libero arbitrio ha implicazioni profonde per la prevenzione: se il comportamento non è semplicemente una scelta, il ruolo del medico diventa quello di supportare attivamente il cambiamento.
L’articolo originale
Aveyard P, Jebb S
Prevention in practice: why is it neglected and what can we do?
Br J Gen Pract. 2022 Apr 28;72(718):237-238. doi: 10.3399/bjgp22X719429
