Newsletter 24 – 5 novembre 2025
Affrontare gli effetti del cambiamento climatico sullo sviluppo nella prima infanzia
Dominique Lyew, Jessica Moyer, Elliot Cohen, Bec Sanderson, Rae Jereza
Connecting Early Childhood Development to Climate Change. Insights for Communicators
FrameWorks Institute & Center on the Developing Child – Harvard University
September 2025
Introduzione
Il cambiamento climatico viene solitamente presentato come un problema futuro, ma in realtà sta già modificando gli ambienti in cui i bambini vivono, crescono, giocano e imparano. Nonostante questa realtà, l’attenzione pubblica si concentra raramente su come il cambiamento climatico influenzi lo sviluppo dei bambini o su cosa possiamo fare al riguardo.
Questo rapporto, realizzato in collaborazione con il Center on the Developing Child dell’Università di Harvard e l’Harvard Chan C-CHANGE, offre indicazioni pratiche per attivisti, ricercatori, organizzatori e altri comunicatori che possono contribuire a plasmare il dibattito sul cambiamento climatico e lo sviluppo infantile.
Il rapporto include:
1) Un’analisi di come le persone percepiscono attualmente questi problemi
2) Un’analisi delle sfide comunicative
3) Raccomandazioni per formulare messaggi che favoriscano la comprensione da parte del pubblico degli impatti del cambiamento climatico sullo sviluppo della prima infanzia
L’attuale percezione del problema
1. Le persone non tendono a pensare ai bambini in relazione al cambiamento climatico.
Quando lo fanno, si concentrano sugli impatti diretti sulla salute piuttosto che sugli impatti sullo sviluppo a lungo termine. Occorre quindi far comprendere in modo efficace come il cambiamento climatico influisca sullo sviluppo infantile e mostrare che sta plasmando lo sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo dei bambini oggi, modificando quindi il loro futuro.
2. Non sono ben comprese le disuguaglianze strutturali e il modo in cui saranno accresciute dal cambiamento climatico.
Queste mentalità impediscono di comprendere e riescono ad oscurare come le diverse condizioni di esposizione determineranno delle vulnerabilità ancora più sproporzionate. Pertanto, è utile che il pubblico pensi a come le persone in povertà saranno colpite in modo molto più significativo.
3. Le persone riflettono su come il cambiamento climatico possa influire sull’assistenza, ma di solito pensano ai soli genitori come caregiver.
Questa focalizzazione ristretta sui genitori è limitata e non spiega come invece una vasta gamma di adulti e istituzioni sia coinvolta nel plasmare gli ambienti di vita e di sviluppo dei bambini.
4. Il ruolo del governo nel benessere dei bambini è poco considerato.
Le persone pensano che i genitori siano principalmente responsabili del benessere dei figli, ma questo modo di pensare enfatizza troppo la responsabilità privata e indebolisce le soluzioni sistemiche.
5. Le soluzioni che possono aiutare i bambini a prosperare in un clima che cambia non sono in primo piano.
Le persone tendono a concentrarsi sul cambiamento comportamentale individuale o sulle soluzioni tecnologiche. Ciò limita la gamma di soluzioni possibili.
Le sfide comunicative
1. Gli effetti dei cambiamenti climatici sullo sviluppo della prima infanzia sono raramente discussi dai media.
Un’analisi della copertura mediatica e delle discussioni sui social media relative ai cambiamenti climatici, condotta tra l’ottobre 2023 e l’ottobre 2024, ha rilevato che solo il 4,16% degli articoli a tema climatico faceva riferimento ai bambini e una percentuale ancora minore (1,83%) trattava la salute o lo sviluppo infantile.
2. Quando articoli e post su X parlano degli effetti del caldo estremo e dei cambiamenti climatici sui bambini, sottolineano che i bambini sono in fase di sviluppo e sono più vulnerabili, ma di solito non spiegano in dettaglio cosa significhino “in fase di sviluppo” o “vulnerabili”.
Quando i media forniscono spiegazioni superficiali di concetti come la vulnerabilità e lo sviluppo infantile, non offrono un quadro accurato degli effetti specifici che il cambiamento climatico ha sui bambini. I lettori devono sapere che i bambini sono suscettibili a conseguenze fisiche e psicologiche sia immediate che a lungo termine. Inoltre, l’eccessiva enfasi sul concetto di vulnerabilità può indurre a mentalità controproducenti che distolgono l’attenzione da un approccio sistemico su come possiamo affrontare collettivamente gli impatti del cambiamento climatico.
3. Le disparità di classe vengono spesso menzionate, ma le cause sistemiche non vengono discusse.
Il reddito è spesso elencato come uno dei molti fattori che aggravano gli effetti del cambiamento climatico. Tuttavia, i riferimenti al reddito raramente vanno oltre questa breve menzione. Questa impostazione omette molti contesti importanti. Le comunità a basso reddito in genere hanno meno influenza politica e quindi i responsabili politici sono meno vincolati a loro, così le comunità a basso reddito hanno maggiori probabilità di trovarsi in aree ad alto inquinamento e i disastri climatici aggravano ulteriormente questa situazione. Questa impostazione ignora tutto questo contesto e invita il pubblico ad attribuire la colpa alla “cultura” o alla “responsabilità individuale” per il fatto che le famiglie a basso reddito soffrono in modo sproporzionato a causa del cambiamento climatico
4. Le disparità razziali vengono talvolta menzionate, ma le cause sistemiche non vengono discusse.
Negli articoli di cronaca e nei post, la discussione sul fatto che gli effetti del cambiamento climatico colpiscano in modo sproporzionato i bambini appartenenti a gruppi razziali emarginati è scarsa: la maggior parte degli articoli non menziona affatto le disparità razziali. Quando lo fanno, questi articoli non riescono a spiegare il ruolo del razzismo sistemico nel causare tali disparità.
5. Gli articoli sulle ondate di calore e sui bambini tendono a presentare il cambiamento climatico come un fenomeno con effetti immediati sui bambini. Gli articoli che trattano altri aspetti del cambiamento climatico lo inquadrano invece come una minaccia per il futuro dei bambini.
Le minacce future sono menzionate in modo vago e gli effetti a lungo termine del caldo sullo sviluppo dei bambini non fanno parte di questo dibattito. Presentando il cambiamento climatico come un fenomeno che avrà un impatto sui bambini in futuro, i comunicatori potrebbero però inavvertitamente rafforzare l’idea che non sia necessario intraprendere subito dei cambiamenti politici. Potrebbe essere necessario che i comunicatori utilizzino un approccio comunicativo che evidenzi i molti fenomeni reali e attuali del cambiamento climatico, oltre al caldo. Allo stesso tempo, i comunicatori non dovrebbero perdere di vista il fatto che sono necessarie anche strategie di mitigazione e adattamento a lungo termine.
6. I media esaminano strategie di mitigazione che si applicano a tutti e non sono incentrate sui bambini.
È indubbiamente importante che i lettori e il pubblico sappiano che le politiche di riduzione delle emissioni sono vitali per tutti, compresi i bambini. Tuttavia, è altrettanto importante che gli articoli discutano di politiche di mitigazione incentrate sui bambini, come parchi/aree gioco più ecologici e sostenibili e l’educazione ambientale nelle scuole. In questo modo si evidenzia ulteriormente il fatto che i bambini sono particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici e necessitano di supporti specifici per le loro esigenze.
7. I media presentano il governo come il principale responsabile delle strategie di mitigazione. Al contrario, i genitori/tutori sono presentati come i responsabili delle strategie di adattamento.
Questa è una curiosa dicotomia di cui i comunicatori devono essere consapevoli. Sebbene genitori e tutori possano alleviare parte dello stress che i disastri climatici infliggono ai bambini, sono i governi che dovrebbero guidare le strategie di adattamento, come la ricostruzione dei parchi giochi con materiali che non si surriscaldino, l’installazione di sistemi di climatizzazione ecocompatibili nelle scuole… Concentrarsi su strategie di adattamento che sono di esclusiva responsabilità di genitori e tutori trascura la necessità di strategie di adattamento sistemiche più ampie che vadano oltre la capacità dei singoli individui.
8. L’impatto dei cambiamenti climatici su chi si prende cura dei bambini e sui genitori, e le conseguenti ripercussioni sullo sviluppo infantile, sono raramente oggetto di discussione.
I disastri climatici impongono un significativo onere mentale, emotivo e finanziario alle persone che si prendono cura dei bambini compromettendo la loro capacità di assisterli adeguatamente. Questo è un importante modo in cui i cambiamenti climatici influenzano indirettamente i bambini, tuttavia la discussione sia degli impatti dei cambiamenti climatici su chi si prende cura dei bambini, sia delle conseguenti ripercussioni sullo sviluppo dei bambini quando i loro tutori soffrono è pressoché assente
Le raccomandazioni
1. Quando si parla di cambiamento climatico, si dovrebbe parlare specificamente dell’impatto sui bambini
I bambini sono in gran parte assenti dal dibattito sui cambiamenti climatici, nonostante corrano rischi significativi per la loro salute attuale e futura.
2. Evidenziare l’impatto attuale dei cambiamenti climatici sui bambini, non solo gli impatti futuri.
Anziché alimentare la convinzione che i cambiamenti climatici siano un problema rimandabile, è importante parlare di come i cambiamenti climatici stiano avvenendo ora e fornire esempi di come stiano attualmente influenzando i bambini.
3. Parlare chiaramente degli impatti dei cambiamenti climatici sullo sviluppo, non solo dei rischi per la salute attuali.
Sebbene le persone a volte colleghino i cambiamenti ambientali agli impatti sullo sviluppo a lungo termine, ad esempio pensando al trasferimento di sostanze al feto durante la gravidanza, i comunicatori hanno l’opportunità di promuovere la comprensione dei molti modi diretti e indiretti in cui i cambiamenti climatici possono influenzare gli esiti di salute a lungo termine per i bambini.
4. Collegare gli impatti dei cambiamenti climatici sugli adulti agli impatti sulla salute e sullo sviluppo dei bambini.
I comunicatori possono approfondire la comprensione di come l’assistenza ai bambini possa essere influenzata dai cambiamenti climatici. Ad esempio, se un genitore perde il lavoro a causa di un’emergenza climatica, come è accaduto a molti durante gli incendi di Los Angeles del gennaio 2025, ciò influisce sulla stabilità familiare, con conseguenti ripercussioni sullo sviluppo del bambino. Inoltre, le persone tendono a considerare i genitori come gli unici adulti influenti nella vita dei bambini. Possiamo ampliare la prospettiva sull’assistenza ai bambini evidenziando l’impatto dei cambiamenti climatici sui molti altri adulti che svolgono un ruolo nella vita dei bambini piccoli, inclusi pediatri ed educatori, oltre ai genitori.
5. Chiarire che i gruppi emarginati saranno colpiti in modo sproporzionato dai cambiamenti climatici e spiegarne il motivo.
Esiste una certa consapevolezza del fatto che le comunità a basso reddito saranno colpite in modo sproporzionato dai cambiamenti climatici, ma chi si occupa di comunicazione deve approfondire questo aspetto per mostrare come altre disuguaglianze strutturali giochino un ruolo importante. Il razzismo, in particolare, deve essere menzionato come uno di questi fattori.
6. Spostare la responsabilità della protezione dei bambini dai soli genitori ai governi e alla società in generale.
L’opinione pubblica tende a considerare i genitori come i principali responsabili della salute e dello sviluppo dei propri figli, e vede il governo come una rete di sicurezza in caso di fallimento dei genitori. Al contrario, chi si occupa di comunicazione deve promuovere un senso di responsabilità collettiva proattiva nei confronti dei bambini di fronte ai cambiamenti climatici, chiedendo al governo di attuare specifiche politiche di mitigazione e adattamento.
7. Parlare di come le persone possono essere coinvolte in soluzioni che affrontano le cause profonde dei cambiamenti climatici e aiutano i bambini a crescere in modo sano.
Attualmente, le soluzioni più diffuse si concentrano sul cambiamento dei comportamenti individuali (ad esempio, il riciclo) o sul progresso tecnologico (ad esempio, le auto elettriche). C’è spazio per i comunicatori per proporre soluzioni più collettive che vadano alla radice del problema e mostrino come i singoli individui possano essere coinvolti.
Il report integrale
Dominique Lyew, Jessica Moyer, Elliot Cohen, Bec Sanderson, Rae Jereza
Connecting Early Childhood Development to Climate Change. Insights for Communicators
FrameWorks Institute & Center on the Developing Child – Harvard University
September 2025
La versione ridotta
Five Trends in Public Thinking about the Connections between Early Childhood Development and Climate Change
FrameWorks Institute. (2025). Washington, DC: FrameWorks Institute.
