Newsletter 19- 28 luglio 2025

Contagiosi e pericolosi per la salute pubblica
I social-media e la diffusione della disinformazione
Parte prima – Le conseguenze della disinformazione

Daniel F Morse, Sahil Sandhu, Kate Mulligan et al.
Social media and the spread of misinformation: infectious and
a threat to public health.

Health Promotion International, Volume 40, Issue 2, April 2025, daaf023

Introduzione

Il Global Risks Report 2024 del World Economic Forum ha identificato la disinformazione e la tecnologia che la diffonde come una delle principali minacce globali. Inoltre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso la disinformazione un’area prioritaria.
I social media sono uno strumento utile per la diffusione di informazioni in salute pubblica, ma contribuiscono in modo significativo alla diffusione globale della disinformazione. La disinformazione basata sui social media è un problema complesso con numerose conseguenze per la salute pubblica.
Questo articolo discute gli effetti, le cause e le sfide della disinformazione in termini di salute pubblica, prendendo poi in considerazione le evidenze scientifiche sulle strategie di intervento e suggerendo, con un approccio di prevenzione in ambito di salute pubblica, una combinazione di azioni sinergiche per affrontare gli impatti immediati, le conseguenze a lungo termine e le cause profonde della disinformazione.

Le conseguenza sulla salute pubblica della disinformazione diffusa dai social-media

La misinformazione è definita da Treen (2020) come “informazioni fuorvianti create e diffuse, indipendentemente dall’intenzione di ingannare”, e la disinformazione come “[dis]informazione creata e diffusa con l’intento di ingannare”. Numerose ricerche hanno dimostrato che la disinformazione sanitaria, che abbraccia una vasta gamma di argomenti, tra cui vaccini, malattie infettive, nutrizione, cambiamenti climatici, cancro e fumo, è ampiamente diffusa sulle principali piattaforme di social media con importanti e pericolose conseguenze sulla salute pubblica.

Conseguenza 1 – Ostacola i programmi di salute pubblica e inganna il pubblico
Già prima della pandemia di COVID-19, si era assistito a un’amplificazione del movimento “no-vax”, in gran parte dovuto alla diffusione di disinformazione, principalmente sui social media che aveva portato a una riduzione dei tassi di vaccinazione e a epidemie di malattie, tra cui il morbillo, in aree in cui l’eliminazione era stata precedentemente raggiunta. Quando la pandemia ha portato la vaccinazione al centro del dibattito pubblico, le reti globali di disinformazione sanitaria hanno pubblicato informazioni errate sul COVID-19 e sui vaccini, generando 3,8 miliardi di visualizzazioni su Facebook in un periodo di 12 mesi, contribuendo all’esitazione nei confronti del vaccino contro il COVID-19 e causando un aumento di paura e ansia durante la pandemia.

Conseguenza 2 – Permette alle aziende private di promuovere prodotti dannosi per la salute. La disinformazione a scopo di lucro
per le piattaforme dei giganti del web…
Recentemente, alcuni ricercatori in sanità pubblica hanno chiesto che il settore dei social media venga riconosciuto come un determinante commerciale della salute (CDoH), anche a causa degli incentivi finanziari che i giganti dei media ricevono per ospitare disinformazione sulle loro piattaforme. Il marketing di prodotti per la salute, inclusi integratori, servizi per la perdita di peso e il fitness, è particolarmente diffuso e fruttuoso su tutte le principali piattaforme e utilizza pubblicità sponsorizzate tramite pagamenti alle piattaforme e l’impiego di influencer.
…per influencer e brand…
I contenuti di marketing del benessere sui social media contengono spesso disinformazione. L’ambiente dei social media, in gran parte non regolamentato, fa sì che influencer e brand possano continuare a monetizzare i propri contenuti violando le linee guida della community della piattaforma. Alcuni influencer del settore salute e benessere sono noti per aver creato community alternative sui social media e aver sfruttato teorie del complotto, come la disinformazione anti-vaccini, per vendere prodotti per il benessere. Questi fattori suggeriscono che molti utenti dei social media sono esposti a contenuti di marketing fuorvianti, che li espongono al rischio di acquistare prodotti e servizi per la salute con scarse o nulle prove di efficacia, con conseguenti potenziali perdite finanziarie, benefici minimi o nulli per la salute e, in alcuni casi, esiti peggiori per la salute.
…per l’industria (alimentare, del tabacco…)
Anche i settori chiave i cui sistemi, pratiche e prodotti sono riconosciuti come CDoH contribuiscono alla disinformazione sui social media. L’industria del tabacco, che storicamente ha ingannato il pubblico sui danni dei prodotti del tabacco, ha commercializzato nuovi prodotti a base di nicotina (ad esempio, sigarette elettroniche o “svapo” e tabacco senza fumo) attraverso influencer dei social media, alcuni dei quali affermano che i prodotti sono innocui .
L’industria del tabacco e altre industrie dannose, come l’industria degli abbronzanti, si stanno sempre più presentando come autorità scientifiche impiegando tattiche di disinformazione, tra cui l’enfasi su aree di incertezza scientifica e la conduzione o la commissione di ricerche che servono i propri interessi.
Inoltre, gli operatori sanitari con conflitti di interesse finanziari dovuti a finanziamenti diretti e/o indiretti da parte dell’industria hanno pubblicato disinformazione sui social media. Ad esempio, negli Stati Uniti, dietisti e medici con un ampio seguito hanno collaborato con grandi aziende alimentari per promuovere il consumo di alimenti discrezionali (cioè quelli non essenziali in una dieta salutare , come quelli ricchi di grassi saturi, di zuccheri aggiunti, di alcol…) e affermano che il consumo di dolcificanti artificiali non è collegato ad alcun rischio per la salute, contraddicendo le linee guida dell’OMS. Ricerche sperimentali hanno rilevato che i giovani adulti esposti a contenuti fuorvianti sui social media riguardanti le sigarette elettroniche hanno mostrato atteggiamenti più favorevoli nei confronti delle sigarette elettroniche rispetto a un gruppo di controllo, suggerendo che il marketing fuorviante potrebbe essere influente e una tattica sfruttabile dalle industrie dannose.

Conseguenza 3 – Erode la fiducia nella scienza e nella sanità pubblica
Infine, le circostanze sopra descritte contribuiscono all’erosione della fiducia nei settori della salute e della scienza.
La disinformazione in ambito sanitario è spesso divisiva e gli influencer del benessere sono noti per indebolire le autorità sanitarie e scientifiche. Tale disinformazione in ambito sanitario contribuisce alla polarizzazione e alla sfiducia del pubblico nei confronti di esperti e organizzazioni sanitarie credibili (Penders 2018, CCA 2023, The Lancet 2025). Anche gli operatori sanitari e gli esperti con conflitti di interesse, reali o percepiti, contribuiscono all’erosione della fiducia nella salute pubblica (Penders et al. 2017). Molte persone, invece, si fidano di fonti alternative che diffondono disinformazione e screditano gli esperti sanitari legittimi, creando un paradosso: la sfiducia alimentata dalla disinformazione ne consente la continua diffusione. Ciò è problematico perché la sfiducia ha implicazioni sull’aderenza del pubblico ai consigli sanitari basati sull’evidenza, il che può avere un impatto sulla salute di individui e popolazioni. Una volta erosa, la fiducia è difficile da ripristinare e comunque richiede tempo per essere ripristinata. Inoltre, la diffusione della disinformazione e l’erosione della fiducia nella salute pubblica possono anche favorire gli interessi di settori dannosi, minando e distogliendo l’attenzione dal dibattito sulla regolamentazione e su altre misure.

To be continued…

Nelle prossime Newsletter saranno presi in esame i meccanismi che causano disinformazione; le sfide da affrontare per contrastare la disinformazione; le strategie per prevenire la disinformazione.

L’articolo originale

Daniel F Morse, Sahil Sandhu, Kate Mulligan et al.
Social media and the spread of misinformation: infectious and a threat to public health.
Health Promotion International, Volume 40, Issue 2, April 2025

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